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“Dagli ultimi accadimenti sono trascorsi ormai dieci anni. Nel frattempo gli equilibri delle potenze del cosmo sono cambiati ancora, dal risveglio del Grande Antico. È la quiete prima della tempesta: l’intero universo sta per tornare all’antica guerra tra i piani.
Manca una chiave: l’Onnisciente – un “oracolo” che può cambiare le sorti della guerra in arrivo.
Gli umani sono sempre più sorvegliati speciali, nel frattempo. Con le agenzie dei risvegliati ormai neutrali, i Guardiani dirigono il destino dell’umanità.
James Marder e Robert Westmore sono i due nuovi attori che possono destabilizzare i piani delle parti in gioco. “

E’ trascorso ben più di un mese (diciamo due, e qualcosa di più) da quando ho ultimato la revisione di quest’ultimo romanzo. Ho poggiato la penna e non l’ho ripresa da allora.

Oggi parlerò un po’ del secondo volume della serie Multiverso.

Chi ha letto il precedente volume, magari in questo si trova un po’ spaesato. Mi pare di aver già detto in precedenti post che mi sono trovato di fronte la difficoltà di creare un seguito, onde evitare di leggere romanzi in cui al mattino protagonisti e antagonisti si schiaffeggiano a colpi di galassie in faccia.

Questo romanzo è partito con tutt’altra idea di farne un seguito di “Multiverso” (che all’epoca non si chiamava neppure Multiverso, né avevo l’intenzione di farne una serie). L’idea principale è stata quella di portare su carta un personaggio che in qualche maniera fosse potenziato da una tecnologia aliena avanzata – e, sì, l’ispirazione principale è tratta da Iron Man.

Col progredire della trama però ho dovuto fare i conti con la forza centrifuga stessa dell’idea di fondo. A quale pro parlare di un uomo metallico che vola per il globo, a fare cosa poi?

L’idea è stata reindirizzata sulla serie del Multiverso. Ho anche trovato la mia risposta al problema sul come continuare la serie senza parlare di superuomini. In questo capitolo, riappare Atlantide, in un certo senso.

In questi tempi in cui le carenze della politica (italiana e mondiale) lasciano molti interrogativi, mi è venuta un’idea scherzosa, più che altro: se la vecchia classe dirigente non vuole lasciare la poltrona, fondiamo uno stato all’interno dello stato, no?

Una sorta di rivoluzione-bis, come in questo caso avverrà nel romanzo.

La conclusione di questo romanzo lascia aperta la porta per il prossimo romanzo, sul quale sto già riflettendo. Eviterò i classici spoiler per chi ancora deve leggere.

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