http://www.amazon.it/Götterdämmerung-ebook/dp/B009GPN6I8/

“Metà del ventunesimo secolo, la razza umana ha ottenuto la risposta alla domanda che si è posta per secoli, se siamo davvero soli nell’universo. Vascelli di una specie intelligente sconosciuta hanno invaso il pianeta; gli umani hanno resistito e combattuto. Nessuna delle due fazioni in lotta ha vinto, ora gli invasori sono in orbita, che attendono il momento propizio per sferrare l’attacco finale e gli umani si sono rifugiati in città sotterranee, abbandonando la superficie del pianeta al caos.
Harry Dwight, è un abitante di questo nuovo mondo, nato poco prima dell’arrivo dei visitatori alieni. Vive in una delle città sotterranee del nordamerica ed è un esploratore di superficie.
Di fronte a una dittatura sempre meno celata, è costretto a fuggire. Nel suo girovagare incontra quelli che potranno diventare le chiavi di svolta per la guerra all’eterno nemico: una intelligenza artificiale dimenticata, in una base dell’aeronautica militare prima che quest’ultima venisse annientata, e una squadra di visitatori europei, della città Götterdämmerung al di là dell’oceano.
Il quadro inizia a delinearsi: nuove idee per la vittoria finale, l’ausilio dell’unica I.A. esistente, e la caparbietà di un esule. Chi vincerà l’ultima battaglia per il pianeta?”

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La storia di questo manoscritto comincia nel 2009, al contrario di Paranormalkommando, è nato con il chiaro intento di diventare un romanzo compiuto.

L’idea che l’ha ispirato (al di là delle reminiscenze di film come Independence Day, Visitors, tutta la letteratura su arrivi alieni, ancora altri film come The day the earth stood still eccetera), è partita dall’idea di base dei “Freeroamers”. Quello che nel romanzo, sono degli scout vagabondi, con un bel po’ di tecnologia sulle spalle, per andare alla ricerca di qualunque risorsa o informazione, nei deserti, nelle foreste, tra le montagne, sulle colline; ovunque, in sostanza, sulla superficie ormai ostile e di nuovo sconosciuta del pianeta Terra. Quando una squadra di Freeroamers trova qualcosa di importante, comunica con la città sotterranea, attraverso una radio particolare: si spara un razzo in aria che si porta appresso il sottile cavo, attraverso il quale si manda un breve messaggio alla Città Madre. E’ compito poi del corpo militare decidere che risorse stanziare, per la scoperta.

La parte migliore di quando si scrive, è quella di immaginarsi la scena, con tutte le emozioni del caso, come se i propri personaggi fossero degli attori che rispondono alla propria mente. E questa scena che continuava a vagare nella mia memoria mentre lanciavo la pallina da tennis, seduto alla mia scrivania, in stile dottor House, alla fine ha preso corpo.

Si avvicinava naturalmente il 2012. La tv (che io chiamo water a ciclo inverso, per ovvi motivi) continuava a ripetere che il 21 dicembre 2012 secondo le profezie maya era prossimo. Con il senno di poi, l’unica cosa che si può dire del 2012, è che ha portato un bel po’ di persone a svegliarsi dal proprio torpore – basta vedere la situazione economica, politica e sociale.

Mentre a tutti gli effetti non è mai esistita una profezia maya, se non nei libri di quei mistificatori patentati di Cotterel, Bauval, Hancock – uno un Indiana Jones troppo entusiasta, l’altro un ingegnere belga volenteroso di aggiungere parole alla già esistente bibliografia parascientifica e, l’ultimo, un giornalista che per vendere ha bisogno di stupire.

Ma tornando in tema, l’invasione aliena è l’espediente più usato, nella narrativa e nel cinema, forse più in quest’ultimo; un tema molto difficile da trattare, in effetti, senza ricorrere al cliché o al già visto e già sentito. Mi sono perciò limitato a usarlo come sfondo, per creare una atmosfera di minaccia sempre tangibile per l’uomo di superficie come per l’uomo che si è arroccato nelle città Stato, in attesa di vincere la guerra.

Mi sono allora lasciato andare a una storia in tema libero, aggiungendo elementi casuali, come Nikola Tesla; come faccio sempre, la storia procede con una consequenzialità logica: mi prefiggo dei parametri operativi entro i quali non è logico uscire. Ossia, ad esempio, se esiste una città stato nel nordamerica dal quale proviene il protagonista, è logico che esista anche in Europa, e altrove. Cosa succede se, quasi per caso, le strade si incrociano?Dicevo, ho anche dato spazio a Nikola Tesla. Infatti in quel periodo, mentre scrivevo il romanzo, ero rimasto incuriosito dal genio serbo; ho anche raccolto una discreta quantità di materiale, tra biografie e letture. Come “faro”, naturalmente, il mistero (che alla fine non si è rivelato un mistero, ma un errore del grande pubblico) della scomparsa delle sue carte.

Alla morte di Nikola Tesla all’età di 87 anni, nel 1943, in una camera d’albergo, accadde che l’Office of Foreign Property sequestrò tutto quello che era appartenuto all’inventore. Per una ragione molto semplice a dire la verità: l’OFP fu creato durante la Grande Guerra con lo scopo di porre sotto sequestro, temporaneamente, i beni delle persone residenti negli Stati Uniti nate in o cittadini di nazioni belligeranti e ostili agli USA.

Fu così che iniziò la leggenda; attorno agli anni 50 i documenti furono restituiti al nipote di Nikola Tesla. E dagli anni 60 o 70 furono poi spostate nel museo di Nikola Tesla a Belgrado.

http://www.tesla-museum.org/

Per circa trent’anni si fece richiesta al direttore dell’FBI, Hoover, e dopo un paio dei suoi successori, di avere copia a fini di studio degli incartamenti. La risposta era sempre uguale “gentile signore/a, non le abbiamo noi ma le ha l’Office of Foreign Property”.

Esiste inoltre un altro saggio che si presume scomparso da tempo o nella cassaforte di qualche eminenza grigia.

Si tratta di una lettura che Tesla tenne in una università inglese attorno al 1880, sull’energia radiante, che pare capirono in pochi. Come al solito, nasce la leggenda del motore in grado di violare le leggi della termodinamica (che in realtà non sono vere e proprie leggi, sono osservazioni ottocentesche sulla natura delle forme di energia e saranno vere fino a quando non si dimostrerà il contrario).

Leggendo il testo della Cheney http://en.wikipedia.org/wiki/Tesla:_Man_Out_of_Time oltre alle biografie come quella scritta da John Roland Hans Penner, si fa presto a fare il punto della vita di Tesla, anche nei momenti più “oscuri”, sempre usando la razionalità.

Il mistero della scomparsa delle carte ha inizio nei primi anni della Seconda guerra mondiale, quando Tesla si adoperò con tutto quanto era in suo potere per usare in qualche maniera un deterrente efficace alla guerra che avrebbe sicuramente devastato l’Europa (del resto, si poteva ipotizzare anche allora cosa un conflitto su vasta scala avrebbe comportato). Ossia dichiarò di poter creare un efficace scudo contro gli attacchi aerei attorno a ogni isola o continente dove sarebbe stata montata la sua macchina – il raggio della morte.

Qualcosa di simile è stato ottenuto, oggi, forse, con i vari HAARP arrays.

Mentre sull’energia radiante, inseguendo le voci di corridoio, si arriva a questo http://www.teslasociety.ch/info/NTV_2011/free.pdf (The Free Energy Secrets of Cold Electricity) e il mistero di Edwin Gray – che qui riporto come espansione del discorso, per curiosità – , morto in circostanze “inusuali”, poco tempo dopo aver dichiarato al mondo di essere riuscito a ripercorrere la strada di Nikola Tesla per creare un motore che, una volta in funzione, era in grado di generare più energia di quanta ne occorresse per portarlo a regime e tenerlo in funzione.

Il testo lascia un po’ perplessi, a dire la verità; stando a quanto si legge (ma i libri si lasciano scrivere), Edwin Gray, che stando appunto al complottismo sarebbe stato “eliminato” per ovvie ragioni, sarebbe riuscito a creare un motore che si differenzia dalla macchina a vapore sul quale ogni motore, da traino o per produrre energia elettrica (la centrale nucleare è, per dirla in maniera banale, una macchina a vapore con acqua riscaldata dalla scissione degli atomi).

A leggere bene tra le righe salta all’occhio che l’invenzione ha diversi punti oscuri, in cui dal brevetto non si riesce a capire l’esatto funzionamento (ricorda un po’ la fusione fredda).

Lascio al lettore la voglia di andarsi a cercare tutti gli scritti (purtroppo presenti soltanto in lingua inglese, ma ormai dovrebbe essere standard comune nel 21esimo secolo, come seconda lingua), le biografie e le letture di Tesla.

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