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Ribellione

http://www.amazon.it/dp/B00I1HW7NM

“Dagli ultimi accadimenti sono trascorsi ormai dieci anni. Nel frattempo gli equilibri delle potenze del cosmo sono cambiati ancora, dal risveglio del Grande Antico. È la quiete prima della tempesta: l’intero universo sta per tornare all’antica guerra tra i piani.
Manca una chiave: l’Onnisciente – un “oracolo” che può cambiare le sorti della guerra in arrivo.
Gli umani sono sempre più sorvegliati speciali, nel frattempo. Con le agenzie dei risvegliati ormai neutrali, i Guardiani dirigono il destino dell’umanità.
James Marder e Robert Westmore sono i due nuovi attori che possono destabilizzare i piani delle parti in gioco. “

E’ trascorso ben più di un mese (diciamo due, e qualcosa di più) da quando ho ultimato la revisione di quest’ultimo romanzo. Ho poggiato la penna e non l’ho ripresa da allora.

Oggi parlerò un po’ del secondo volume della serie Multiverso.

Chi ha letto il precedente volume, magari in questo si trova un po’ spaesato. Mi pare di aver già detto in precedenti post che mi sono trovato di fronte la difficoltà di creare un seguito, onde evitare di leggere romanzi in cui al mattino protagonisti e antagonisti si schiaffeggiano a colpi di galassie in faccia.

Questo romanzo è partito con tutt’altra idea di farne un seguito di “Multiverso” (che all’epoca non si chiamava neppure Multiverso, né avevo l’intenzione di farne una serie). L’idea principale è stata quella di portare su carta un personaggio che in qualche maniera fosse potenziato da una tecnologia aliena avanzata – e, sì, l’ispirazione principale è tratta da Iron Man.

Col progredire della trama però ho dovuto fare i conti con la forza centrifuga stessa dell’idea di fondo. A quale pro parlare di un uomo metallico che vola per il globo, a fare cosa poi?

L’idea è stata reindirizzata sulla serie del Multiverso. Ho anche trovato la mia risposta al problema sul come continuare la serie senza parlare di superuomini. In questo capitolo, riappare Atlantide, in un certo senso.

In questi tempi in cui le carenze della politica (italiana e mondiale) lasciano molti interrogativi, mi è venuta un’idea scherzosa, più che altro: se la vecchia classe dirigente non vuole lasciare la poltrona, fondiamo uno stato all’interno dello stato, no?

Una sorta di rivoluzione-bis, come in questo caso avverrà nel romanzo.

La conclusione di questo romanzo lascia aperta la porta per il prossimo romanzo, sul quale sto già riflettendo. Eviterò i classici spoiler per chi ancora deve leggere.

Ho pianificato in promozione L’ultimo impero, Ribellione, Risveglio, per i giorni 24 e 25 su Amazon.

Ora che ci penso, devo anche scrivere qualcosa riguardo a Ribellione, mi sono preso due mesi di vacanza dalla scrittura e sono pronto a riprendere. Credo che entro poche settimane introdurrò una novità che sto serbando.

Ho deciso di riprendere gli scritti un po’ più vecchi e cercare di unirli in un unico volume a mo’ di raccolta di racconti. Non prometto nulla sui tempi (visto che scrivo a singhiozzo).

Il piano è di creare una raccolta in continuo aggiornamento, a basso costo (<2,99$), a cui posso aggiungere continuamente scritti. Vediamo se il sistema amazon me lo permette.

Da domani i seguenti romanzi saranno in promozione:

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http://www.amazon.it/dp/B009GPN6I8

http://www.amazon.it/dp/B009GJRM7K

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Tra un po’ scriverò qualcosina su Ribellione, per il momento, godetevi le promozioni.

Bene, la revisione a Ribellione è finalmente pronta, dopo una gestazione durata un anno, un rimodellamento durato tre mesi, direi che adesso si tratta solo di scegliere una copertina adeguata, una sinossi accattivante, una impaginazione decente, e il romanzo è pronto per essere mandato in linea.

Stay tuned.

Faccio ripartire un po’ di promozioni:

– L’ultimo impero – dal 5 al 7 gennaio;

– Risveglio – programmerò in seguito (non appena riesco a finire di revisionare il suo seguito);

– Paranormalkommando – dal 5 al 7 gennaio;

– Götterdämmerung – dal 5 al 7 gennaio.

 

La revisione di Ribellione richiederà un bel po’ di più di quanto mi aspettassi, temo un E.T.A. per febbraio per completare il taglia e cuci. Abbiate pazienza.

Il primo racconto della serie Carnacki è tradotto, e lo posto qui. Devo ammettere che per troppo a lungo Hodgson è stato ignorato, in Italia. Secondo me ha molte potenzialità come scrittore tante quanto ne possiede Lovecraft. Carnacki è un precursore del moderno Dylan Dog, anche se le analogie sono poche. Carnacki mi evoca l’idea di un “cercatore di fantasmi” che mette la conoscenza al servizio dell’intelletto, per separare il mondo oscuro, popolato da demoni, divinità malevole, creature innaturali e a dir poco letali per la vita sul pianeta, dal mondo materiale.

This one is for free, enjoy it – non è stato rivisto, quindi ci sono ancora delle imperfezioni:

IL PORTALE DEL MOSTRO

In risposta all’abituale biglietto d’invito di Carnacki per cenare e ascoltare una storia, arrivai prontamente al 427 di Cheyne Walk per trovare gli altri tre, che sempre erano invitati a questi piccoli momenti felici, là prima di me. Cinque minuti più tardi, Carnacki, Arkright, Jessop, Taylor e io, cominciammo la “piacevole occupazione” della cena.

«Non sei stato via così a lungo, questa volta», feci notare, quando ebbi finito la mia zuppa, pur dimenticando per un istante l’avversione di Carnacki anche il solo descrivere a grandi linee la sua storia fino al momento in cui si sentiva pronto per farlo. Allora non avrebbe lesinato sulle parole.

«È tutto», rispose, in breve, così cambiai argomento, facendo notare che avevo acquistato una nuova pistola; nel sentire tale notizia fece un cenno accorto col capo e sorrise, cosa che mi fece pensare a un gioviale apprezzamento al mio intenzionale cambiare argomento della conversazione.

Più tardi, a cena finita, Carnacki si rannicchiò comodamente sulla sua grande sedia, assieme alla sua pipa e iniziò la sua storia senza troppi giri di parole: –

“Come Dodgson stava facendo notare poc’anzi, sono stato via soltanto per un breve lasso di tempo, e anche per una buona ragione – ero a poca distanza da qui.

Il luogo esatto, temo di non potervelo rivelare, ma è a meno di venti miglia da qui; pertanto, a parte il cambiare nome, non rovinerà la storia. E che storia! Una delle più incredibili in cui sia incappato.

“Ho ricevuto una lettera una quindicina di giorni fa, da un uomo che chiamerò Anderson, il quale mi chiedeva un appuntamento. Ho stabilito l’ora e quand’è venuto, ho scoperto che voleva che investigassi e se potessi fare luce su un caso autenticato – fin troppo bene e fin troppo a lungo – di qualcosa che lui aveva definito come ‘osessionante’. Mi fornì particolari completi e, infine, dal momento che il caso sembrava unico nel suo genere, decisi di accettare.

“Due giorni dopo, nel tardo pomeriggio guidai alla casa e scoprii che si trattava di un vecchio posto, piuttosto isolato. Anderson aveva lasciato una lettera al maggiordomo, nella quale il primo si profondeva in scuse per la sua assenza e in cui mi lasciava l’intera casa a mia disposizione per l’investigazione. Il maggiordomo conosceva, era ovvio, il motivo della mia visita e io lo interrogai a fondo durante la cena, che ebbi in maniera piuttosto solitaria. È un vecchio e privilegiato domestico e conosceva la storia della Sala Grigia piuttosto in dettaglio. Seppi da lui maggiori dettagli su due cose di cui Anderson non aveva fatto menzione se non in modo casuale. La prima era che la porta d’ingresso della Sala Grigia la si poteva sentire aprirsi nel cuore della notte e richiudersi con violenza, e ciò accadeva anche se il maggiordomo sapeva perfettamente che era chiusa a chiave, e la chiave nel mazzo nella sua dispensa. La seconda era che le lenzuola si trovavano sempre strappate via dal letto e lanciate in un mucchio in un angolo.

“Ma era lo sbattere della porta che principalmente infastidiva il vecchio maggiordomo, più e più volte, mi disse, giaceva sveglio a tremare di paura nell’udire, ché qualche volta la porta continuava a sbattere – bum!, bum!, bum! – rendendo impossibile il sonno.

“Da Anderson avevo già saputo che la stanza aveva una storia vecchia di centocinquant’anni. Tre persone vi erano state strangolate – un suo antenato, la moglie e il figlio. Questo è un fatto accertato, come ho scoperto con grande fatica, dunque potete immaginare che con il sentore di avere un caso sensazionale, salii le scale dopo cena per dare un’occhiata alla Sala Grigia.

“Peter, il vecchio maggiordomo, era piuttosto preoccupato per le mie intenzioni e mi assicurò con molta solennità che in vent’anni di servizio, nessuno era mai entrato nella stanza dopo il crepuscolo. Mi supplicò, in tono alquanto paterno, di aspettare sino al mattino, quando non vi sarebbe più stato pericolo, e quindi mi ci avrebbe accompagnato.

“Ovviamente, gli lanciai un sorriso, e gli dissi di non preoccuparsi. Gli spiegai che non avrei fatto altro che dare un’occhiata in giro e, forse, mettere qualche sigillo. Non si sarebbe dovuto spaventare, ero avvezzo a questo genere di cose. Ma scosse la testa quando mi sentì pronunciare queste parole.

“’Non ci sono molti fantasmi come i nostri, signore’, mi assicurò, con un orgoglio lugubre. E, per Giove!, aveva ragione, come capirete a breve.

“Presi un paio di candele e Peter mi seguì con un mazzo di chiavi con il quale sbloccò la porta, ma non sarebbe entrato con me. Era chiaro che avesse paura e aveva rinnovato la sua richiesta di ritardare la mia ispezione fino alla luce del giorno. È chiaro che risi di nuovo e gli dissi che avrebbe potuto fare la guardia alla porta e prendere qualunque cosa ne fosse uscita.

“’Nulla esce mai, signore’, disse nella sua vecchia, divertente e solenne maniera.

In qualche modo comunque era riuscito a farmi sentire come se da lì a poco mi fossero venuti i brividi. Ad ogni modo, era su di lui, capite.

“Lo lasciai là ed esaminai la stanza. È un grande salone e ben arredato in stile magnifico, con un enorme letto a baldacchino posto con la testata sul muro esterno. C’erano due candele sulla mensola del camino e due su ciascuno dei tre tavoli che erano nella stanza. Dopo che le accesi tutte, la sala era un po’ meno barbaramente tetra, benché, beninteso, fosse del tutto pulita e ben curata in ogni modo.

“Dopo che io ebbi dato una minuziosa occhiata in giro, spiegai quantità di nastro di tela attraverso le finestre, le pareti, sopra i quadri, sopra il caminetto e gli armadietti. Per tutto il tempo, mentre lavoravo, il maggiordomo era rimasto semplicemente appena fuori dalla porta e non ero riuscito a persuaderlo a entrare; quindi lo presi mi presi gioco di lui, mentre stendevo i nastri, parlando di questo e quest’altro del mio lavoro. Ogni tanto diceva:-‘mi perdonerete, ne sono certo, signore, ma desidererei che usciste, signore: sono piuttosto in pensiero per voi.’

“Gli dissi che c’era bisogno di attendere, ma aveva una sua lealtà in ciò che considerava il suo dovere. Disse che non avrebbe potuto lasciare il suo posto e lasciarmi tutto solo lì dentro. Con molta cortesia mi spiegò che non avevo ben capito il genere di pericolo a cui ero esposto in quella sala e potevo notare che fosse molto spaventato. Comunque fosse, io dovevo fare in modo di accorgermi se qualcosa di tangibile fosse entrato nella stanza; dunque gli chiese di non disturbarmi a meno che non avesse davvero visto o sentito qualcosa. Stava cominciando a darmi sui nervi, e la ‘sensazione’ che la stanza emanava era più che sufficiente, senza doverci aggiungere altro.

“Lavorai ancora, stendendo attraverso il nastro attraverso il pavimento e legandoli tra loro, di modo che il più leggero tocco li avrebbe spezzati, nel caso qualcuno fosse entrato al buio con l’intento di giocarci qualche scherzo. Tutto ciò richiese più tempo di quanto avessi previsto e all’improvviso sentii l’orologio battere le undici. Mi ero tolto il cappotto poco dopo aver cominciato il lavoro; ora avevo concluso tutto quello che mi ero prefisso, camminai verso il divano per accingermi a raccoglierlo. Mentre ero chino nell’atto di prenderlo, sentii la voce secca e spaventata del vecchio maggiordomo (il quale non aveva proferito parola nell’ultima ora):-‘Uscite di là signore, presto! Sta per accadere qualcosa!’ Giove! Sobbalzai e in quello stesso momento una delle candele sul tavolo si spense. Ora, se ci fosse stato un sbuffo di vento o che altro, non potevo dirlo, ma, solo per un istante, fui così allarmato da poter correre verso la porta, benché sia felice di dire di essermi ripreso, prima di raggiungerla. Semplicemente, non me la sentivo di svignarmela con il maggiordomo nei paraggi, dopo che gli avevo fatto la ramanzina sull’essere coraggiosi, capite. Quindi voltai i tacchi, presi le due candele dal camino e le portai sul tavolo vicino al letto. Beh, non vidi nulla. Spensi la candela ancora accesa, poi andai verso quelle sui due tavoli e spensi anche quelle. Poi, fuori dalla porta, il vecchio chiamò ancora:-‘Oh! Signore, faccia quel che le dico! Quel che le dico!’.

“’Va bene, Peter’, dissi, e per Giove la mia voce non fu ferma come avrei voluto! Andai verso la porta e mi sforzai di non correre. Feci lunghi passi tonanti, come potete immaginare. in prossimità della porta, ebbi l’improvvisa sensazione che ci fosse un vento freddo nella stanza. Fu come se la finestra si fosse improvvisamente aperta un poco. Andai alla porta e il vecchio maggiordomo fece un passo indietro, in modo indistinto.

‘Acchiappi le candele, Peter!”, dissi secco, e gliele cacciai in mano. Mi voltai, afferrai le candele e chiusi di colpo a chiave la porta. Sappiate però, che nel fare questo, sentii qualcosa che tirava indietro la porta, ma doveva essere solo la mia immaginazione. Girai la chiave nella toppa e ancora una volta chiudendo a doppia mandata. Mi sentii meglio allora e mi accinsi a sigillare la porta. Per di più, misi il mio biglietto sopra la toppa e la fissai lì; dopodiché mi rimisi le chiavi in tasca e scesi dabbasso – con peter, nervoso e silenzioso, che faceva strada. Pover’uomo! Non mi era passato per la mente che nelle ultime due o tre ore, aveva sopportato una fatica considerevole.

“Quasi mezzanotte, vado a letto. La mia stanza è in fondo al corridoio, sulla quale si apre la porta della Sala Grigia. Contai le porte tra quest’ultima e la mia e scoprii che c’erano cinque stanze tra di esse. E vi posso assicurare che non me ne dispiaceva. Poi, mentre cominciavo a spogliarmi, un’idea venne alla mia mente, sicché presi la candela e la ceralacca, con le quali sigillai le cinque porte delle cinque stanze. Se anche una sola delle porte avesse sbattuto, avrei saputo quale.

“Tornai alla mia stanza, chiusi la porta a chiave e andai a letto. A strapparmi all’improvviso dal mio sonno profondo, fu un fragore proveniente da qualche parte nel corridoio. Mi misi a sedere sul letto, in ascolto, ma non sentii nulla. Accesi la mia candela. Fui nel preciso atto di accenderla, quando dal corridoio si sentii una porta sbattuta con violenza. Saltai fuori dal letto e afferrai il mio revolver. Aprii la porta e mi affacciai al corridoio, tenendo la mia candela in alto e la pistola pronta. Accadde allora una cosa bizzarra. Non potevo fare un solo passo verso la Sala Grigia. Voi tutti sapete che non sono un tipo codardo io. Mi sono avventurato in troppi casi connessi ad affari sovrannaturali, per essere accusato di codardia. Ma vi dico che me la sono fatta sotto come un benedetto ragazzino. C’era qualcosa di terribilmente sinistro nell’aria quella notte. Corsi nella stanza da letto e richiusi a chiave la porta. Poi sedetti sul letto tutta la notte ad ascoltare il lugubre picchiare della porta in cima al corridoio. Il suono sembrava echeggiare attraverso tutta la casa.

“Alla fine giunse la luce del giorno, sicché io mi lavai e mi vestii. La porta non aveva sbattuto per circa un’ora e avevo ripreso il controllo dei miei nervi. Provai vergogna, benché in qualche modo fosse sciocco, perché quando si ha a che fare con questo genere di cose non si è certo padroni dei propri nervi. Allora devi solo sederti in silenzio e darti del codardo fino alla luce del giorno.

Qualche volta c’è più che la codardia, suppongo. Credo che certe volte sia un qualche campanello d’allarme che combatte per te. Comunque sia, quando accadeva, dopo mi sentivo triste e meschino.

“Quando fu del tutto giorno, aprii la mia porta e, tenendo il revolver in mano, mi mossi con circospezione nel corridoio. Lungo la strada, dovetti attraversare la cima delle scale, e chi vedo salire, se non il vecchio maggiordomo con una tazza di caffè in mano. Si era a malapena infilato la vestaglia nei pantaloni e aveva un vecchio paio di ciabatte addosso.

“’Giorno, Peter!’, dissi, sentendomi all’improvviso gioviale e felice, come un bambino sperduto nell’avere un umano vicino. ‘Dove sta andando con quelle bevande?’

“Il vecchio uomo sobbalzò e versò un po’ di caffè. Mi lanciò un’occhiata e potei vedere che appariva pallido ed esausto. Continuò a salire le scale e mi porse il piccolo vassoio. ‘Sono molto lieto, signore, di vederla sano e salvo’, disse. ‘Ho temuto, per un istante, che volesse avventurarsi nella Sala Grigia, signore. Sono rimasto sveglio tutta la notte, per via del rumore della porta. E quando s’è fatto giorno, ho pensato di prepararvi una tazza di caffè. Immaginavo che avrebbe voluto dare un’occhiata ai sigilli, e in qualche modo mi sembra più sicuro se lo facciamo in due, signore.’

“’Peter’, dissi, ‘siete un vero amico. Questo è molto premuroso da parte vostra.’ E bevvi il caffè. ‘Venite con me’, gli dissi e gli restituii il vassoio.

‘Andrò a vedere cosa bolle in pentola. Non ne avevo il coraggio durante la notte.’

‘Ne sono veramente lieto signore’, rispose. ‘Carne e sangue nulla possono contro i diavoli, e questo c’è nella Sala Grigia dopo il crepuscolo.’

“Esaminai i sigilli su tutte le porte, nel mio procedere, e non ne trovai di violati; ma quando andai alla Sala Grigia, il sigillo era spezzato, benché il biglietto sopra la toppa fosse rimasto intatto. Sicché lo strappai via e sbloccai la porta ed entrai, seppur con cautela, come potete immaginare. Ma nella stanza non c’era nulla che mi potesse spaventare e c’era un sacco di luce. Esaminai tutti i miei sigilli e non uno solo era stato toccato. Il vecchio maggiordomo mi aveva seguito e all’improvviso richiamò la mia attenzione:-‘Le lenzuola, signore!’.

“Corsi verso il letto a vedere e con certezza giacevano ammucchiate nell’angolo alla sinistra del letto. Per Giove! Potete immaginare quanto mi sentii terrorizzato.

Qualcosa c’era effettivamente stato in quella stanza. Rimasi a fissare per un po’ il letto e le lenzuola. Non me la sentivo di toccarli. Il vecchio Peter, però, non sembrava affatto disturbato da questo spettacolo. Andò verso le coperte per rimetterle a posto, come aveva sicuramente fatto negli ultimi venti anni, ma io lo fermai. Volevo che nulla fosse toccato fino a quando la mia ispezione non fosse conclusa. Dunque dovevo aver passato un’ora intera, solo allora permisi a Peter di rifare il letto. Dopodiché uscimmo e richiudemmo la porta a chiave, giacché la sala cominciava a darmi sui nervi.

“Feci una piccola passeggiata, e poi colazione e solo allora mi sentii di nuovo me stesso. Pertanto tornai alla Sala Grigia e, con l’aiuto di Peter e una delle domestiche, portai tutto fuori dalla stanza eccetto il letto – persino gli stessi quadri. Esaminai le pareti, il pavimento e il soffitto, poi, con sonda, martello e lente d’ingrandimento, non trovai nulla di sospetto. Vi posso assicurare, in tutta onestà, che cominciavo a comprendere che qualcosa di incredibile si era scatenato nella stanza durante la notte. Posi di nuovo tutti i sigilli e uscii, chiudendo e sigillando la porta, come prima.

“Dopo cena, Peter e io scartammo un po’ della mia roba e preparai la mia macchina fotografica e la mia torcia dirimpetto alla porta della Sala Grigia, con un cordone che andava dalla porta alla levetta della torcia. Allora, vedete, se la porta fosse stata realmente aperta, la torcia sarebbe scattata e ci sarebbe stata, speravo, una foto molto bizzarra da esaminare quella mattina. L’ultima cosa che feci, prima di andarmene, fu di scoprire le lenti e dopo di ciò, me ne andai a letto nella mia stanza, perché avevo intenzione di svegliarmi allo scoccare della mezzanotte. Per essere sicuro di ciò, impostai la sveglia e lasciai accesa la candela.

“L’orologio mi svegliò alle dodici e indossai i miei vestiti e le ciabatte. Mi infilai il revolver nella tasca destra e aprii la porta. Poi, accesi la lampada da camera oscura, ritirai la guida così da avere una luce chiara. La trasportai fino al corridoio, per circa trenta piedi e la appoggiai al pavimento, con la lanterna davanti a me, di modo che qualunque cosa si fosse avvicinata dall’oscuro passaggio, avrei potuto vederla. Tornai indietro e mi sedetti sulla soglia della mia stanza, con il revolver a portata di mano, lanciando occhiate al punto in cui c’era la mia macchina fotografica che puntava verso la porta della Sala Grigia.

“Credo di essere rimasto all’erta per circa un’ora e mezzo, quando, all’improvviso, sentii un debole rumore, un po’ più avanti nel corridoio. Fui subito consapevole di una bizzarra sensazione di punzecchiature sulla nuca e le mie mani iniziarono a sudare un poco. Un istante dopo, l’intero fondo del corridoio fu illuminato dal lampo di luce della torcia. Poi venne la successiva oscurità e io sbirciavo nervoso verso il corridoio, con l’orecchio teso e cercando di capire che cosa ci fosse oltre il sottile bagliore della mia lampada, che ora sembrava ridicolmente fioca rispetto al bagliore della polvere pirotecnica… e poi, mentre mi curvavo in avanti, fissando e ascoltando, giunse il rumore violento dello sbattere della porta della Sala Grigia. Il suono sembrò riempire per intero il grande corridoio ed echeggiò profondamente per l’intera casa. Vi dirò che mi sentii male – come se le mie ossa fossero fatte d’acqua. Semplicemente bestiale. Per Giove! Come rimasi a fissare e ascoltare! E poi ancora – bum!, bum!, bum!, e poi ancora silenzio, che era quasi peggiore del rumore della porta stessa, tanto che iniziai a pensare che qualcosa stesse avvicinandosi di soppiatto a me attraverso il corridoio. E poi, all’improvviso, la mia lampada venne spenta e non potevo vedere a una iarda davanti a me. Capii in quel momento che stavo facendo una cosa molto sciocca a starmene lì seduto, così balzai in piedi. Persino in quel momento, credetti di sentire qualcosa nel passaggio e proprio vicino a me. Feci un solo scatto dentro la mia stanza, sbattei la porta e la chiusi a chiave. Sedetti sul mio letto a fissare la porta. Avevo il mio revolver in mano, ma mi sembrava un oggetto così inutile! Sentivo che c’era qualcosa dall’altra parte di quella porta. Per qualche oscura ragione, sapevo che stava premendo contro la porta e che si trattava di una cosa morbida. Questo è proprio ciò che pensai. Una cosa davvero singolare da pensare.

“Quanto prima riuscii a riprendermi e a tracciare un pentagono con un gessetto sul pavimento levigato, e là dentro sedetti fino al giungere dell’alba. Per tutto quel tempo, in fondo a quel corridoio, la porta della Sala Grigia tuonò a orribili e solenni intervalli. Fu una notte triste e brutale.

“Quando il giorno iniziò a fare breccia, lo sbattere della porta cominciò a poco a poco a cessare e, alla fine, riuscii a farmi coraggio per andare nel corridoio a coprire le lenti della macchina fotografica. Vi assicuro che mi ci volle un bel po’ e io ero terribilmente ansioso di fare in fretta. Tornai nella mia stanza dove mi preparai a cancellare la stella a cinque punte dove avevo seduto per tutte quelle ore.

“Una mezz’ora dopo sentii un colpetto alla mia porta. Era Peter con il mio caffè. Quando l’ebbi bevuto, andammo entrambi verso la Sala Grigia. Lungo la strada diedi un’occhiata ai sigilli delle altre porte, che non erano stati toccati. Il sigillo sulla porta della Sala Grigia era stato spezzato, così come il cordone attaccato alla levetta della lampada, ma il cartoncino sopra la toppa era ancora al suo posto. Lo strappai via e aprii la porta. Non c’era di nulla, eccetto per il letto: notai che come per il giorno precedente, le lenzuola erano state strappate via e scaraventate nell’angolo sinistro, nello stesso identico posto. Mi sentii molto strano, ma non mi dimenticai di osservare tutti i sigilli, per scoprire che non erano stati spezzati.

“Allora mi voltai a guardare il vecchio Peter che ricambiò l’occhiata, facendo un cenno col capo.

“’Usciamo di qui!”, dissi, ‘non è luogo in cui possano entrare umani, senza adeguata protezione.’

“Allora uscimmo e chiudemmo la porta di nuovo.

“Dopo la colazione sviluppai i negativi, ma mostravano soltanto la porta della Sala Grigia mezza aperta. Allora lasciai la casa, giacché dovevo prendere certi utensili e certe faccende utili alla vita, e forse allo spirito, perché avevo intenzione di passare la notte successiva nella Sala Grigia.

“Tornai indietro in taxi, circa mezz’ora dopo le cinque, con le mie strumentazioni, che io e Peter trasportammo fino alla Sala Grigia, dove le impilammo con cura al centro della sala. Quando tutto fu portato nella stanza, assieme a un gatto che mi ero portato appresso, chiusi a chiave la porta e andai verso la mia stanza da letto, facendo sapere a Peter che non sarei sceso per la cena. Egli disse, ‘sì, signore’ e scese di sotto, pensando che sarei rientrato, cosa che io volevo che credesse, perché sapevo che avrebbe preoccupato sia me che lui, se avesse saputo che cosa intendevo fare.

“Ma presi soltanto la macchina fotografica e la lampada, dalla mia camera da letto e andai in fretta nella Sala Grigia, dove mi chiusi a chiave all’interno e cominciai a lavorare in fretta, perché non avevo molto tempo prima dell’oscurità.

“Per prima cosa, tolsi tutti i nastri sul pavimento, poi portai il gatto – ancora chiuso nel suo cestino – verso la parete lontana e là lo lasciai. Tornai al centro della stanza e calcolai uno spazio di ventun piedi di diametro, che spazzi con una ‘scopa di issopo’. Dopo, con un gessetto bianco, tracciai un cerchio, facendo attenzione a non calpestarne i segni. Oltre il circolo esterno, con una treccia d’aglio, impregnai una larga fascia; quand’ebbi conclusa questa operazione, dalle mie cose portai al centro del circolo una brocca di un particolare tipo di acqua. Ruppi la pergamena ed estrassi il tappo. Immersi l’indice nella piccola brocca e percorsi il cerchio di nuovo, disegnando attorno a esso, in prossimità del segno di gesso, il Secondo Simbolo del Rituale di Saamaaa assicurandomi di unire con cura ciascun Simbolo con la mano sinistra crescente. Vi dirò che mi sentii meglio dopo che il “cerchio d’acqua” fu completo. Allora, tolsi dalle scatole altri oggetti che mi ero portato appresso e piazzai una candela accesa nella “valle” di ciascun Crescente. Poi, disegnai un Pentagramma, in modo tale che ogni punta difensiva toccasse il cerchio di gesso. Nei cinque punti della stella piazzai cinque porzioni di pane, ciascuna avvolta nel lino, e nelle cinque ‘valli’, cinque brocche aperte di acqua che avevo usato per fare il ‘cerchio d’acqua’. Adesso, la mia prima barriera difensiva era completa.

“Ora, tutti voi, eccetto quelli che sanno qualcosa dei miei metodi di investigazione, potrebbero considerare tutto questo inutile e stupida superstizione, ma tutti voi ricordare il caso del Velo Oscuro, in cui ritengo che la mia vita sia stata salvata da una analoga forma di protezione, mentre Aster, che sogghignava all’idea e non entrò, morì.  Ho avuto l’idea dal Manoscritto Sigsand, scritto, a quanto ne so, nel Quattordicesimo secolo. Dapprima, naturalmente, pensai che fosse nient’altro che una espressione della superstizione dell’epoca; soltanto un anno dopo ebbi l’opportunità di mettere alla prova la sua ‘Difesa’ e fu proprio, come ho detto, nell’affare del Velo Oscuro. Sapete come è finita. Più tardi, la usai in diverse altre occasioni in cui ne uscii salvo, fino al caso della Pelliccia che si Muove. Fu dunque solo una parziale ‘difesa’ e per poco non morii nel pentagramma. Dopo quel caso, venni a conoscenza degli ‘Esperimenti con un Medium’ del professor Garder. Quando circondarono il medium con una corrente, nel vuoto, perse i suoi poteri – come se fosse stato tagliato fuori dall’Immateriale. Mi diede molto da pensare e questo è il motivo per cui giunsi a creare il Pentagramma Elettrico, che è una ‘difesa’ molto più portentosa contro certe manifestazioni. Ho usato l’immagine della stella difensiva, perché non ho personalmente alcun dubbio sulle virtù straordinaria di questa antica figura magica. Curiosa ammissione per un uomo del Ventesimo secolo, non è vero? Comunque, come tutti sapete, non mi permisi e mai lo farò, di essere accecato dal ridicolo. Faccio domande e tengo gli occhi aperti.

“In quest’ultimo caso non avevo alcun dubbio che fossi finito contro un mostro sovrannaturale e presi ogni piccola precauzione, dal momento che il pericolo era tangibile.

“Mi voltai ora a completare il Pentagramma Elettrico, impostandolo in modo che le ‘punte’ e le ‘valli’ concidessero con le ‘punte’ e le ‘valli’ del pentagramma disegnato sul pavimento. Quindi lo collegai alla batteria e un istante dopo apparve il bagliore di un pallido bluastro dei tubi di vuoto intrecciato.

“Lanciai un’occhiata in giro con un sospiro di sollievo e capii in quell’istante che il crepuscolo si stava avvicinando, perché la finestra era grigia e ostile. Poi diedi un’occhiata alla grande, vuota stanza, oltre la doppia barriera di luce elettrica e delle candele. Ebbi un repentino e straordinario senso di stranezza che si riversava su di me – come fosse nell’aria, sapete, come se incombesse qualcosa di inumano. La stanza era piena del puzzo dell’aglio sbriciolato, un odore che odio.

“Mi voltai verso la macchina fotografica e vidi che quest’ultima e la lampada erano a posto. Allora controllai il mio revolver con cura, benché avessi ben poche speranze che mi sarebbe tornato utile. Ancora, in che modo il materializzarsi di una creatura sovrannaturale sia possibile, in talune circostanze favorevoli, nessuno può dirlo, e io non avevo idea di quale orribile cosa avrei visto o ne avrei avvertito la presenza. Avrei potuto anche, alla fine, combattere con un mostro materializzato. Non sapevo e avrei potuto solo prepararmi. Vedete, non avevo dimenticato che tre altre persone sono state strangolate nel letto là vicino e il violento sbattere della porta che avevo potuto sentire. Non avevo dubbio alcuno che stavo investigando in un pericoloso e mostruoso caso.

“A quell’ora, la notte era giunta. La stanza era illuminata da una luce molto sottile data dalle candele e mi scoprii a gettare occhiate dietro di me, a intervalli regolari, e poi a tutta la stanza. Era un attendere nervoso a ciò che stava arrivando. Poi, fui consapevole di una leggera brezza gelata che soffiava sopra di me, che veniva da dietro. Ebbi un brivido profondo e sentii la nuca punzecchiare. Allora mi rimisi in piedi con una specie di balzo secco e squadrai in direzione del bizzarro vento. Sembrava provenire dall’angolo della stanza che stava a sinistra del letto – il posto in cui entrambe le volte avevo trovato il mucchio di lenzuola. Ma ancora, non potevo vedere nulla di anormale, nessuna apertura – niente!…

“All’improvviso vidi che il fuoco delle candele tremolava al passare di quel vento innaturale … credo di essere rimasto rannicchiato lì a osservare terribilmente spaventato, incapace di muovermi, per qualche minuto. Non sarò mai più in grado di descrivervi com’era disgustosamente orribile sedere in tale abietto, freddo vento! E poi, puff!, puff!, puff!, tutte le candele attorno la barriera esterna si spensero, e io ero chiuso in quella stanza, senza luci se non quella blu del Pentagramma Elettrico.

“Il tempo dell’abominevole tensione passò e ancora quel vento soffiava su di me; poi, all’improvviso, ebbi la consapevolezza che qualcosa si muovesse dall’angolo alla sinistra del letto. Tale consapevolezza veniva da una specie di istinto interiore mai usato, piuttosto che dall’udito o dalla vista. Dal pallido e debole bagliore del Pentagono proveniva davvero poca luce con cui vedere. E ancora, mentre guardavo, qualcosa cominciò lentamente a crescere davanti ai miei occhi – un’ombra che si muoveva, un po’ più cura di tutte le altre ombre. Per un istante persi di vista quella cosa e mi guardai in giro con un nuovo senso di pericolo crescente. Quindi la mia attenzione fu attirata dal letto, dove le coperte venivano lentamente sfilate. Sentii il lento frusciare del tessuto che veniva spostato, ma non riuscivo a vedere chi lo muovesse. Ero consapevole in una maniera, subconscia, divertente e introspettiva, che mi erano venuti i ‘brividi’ e ancora la mia mente era più fredda di quanto lo fossi stato minuti prima. Lucido a sufficienza da accorgermi che le mie mani sudavano freddo e di aver spostato il revolver, a malapena consapevole, mentre mi asciugavo la mano destre sul ginocchio anche se non avevo distolto neppure per un istante il mio sguardo o la mia attenzione da quelle lenzuola che si muovevano.

“Il debole rumore dal letto cessò e ci fu il più intenso silenzio, a parte il rumore del sangue che pulsava nella mia testa. Subito dopo, sentii ancora il frusciare delle lenzuola che venivano sfilate dal letto. Nel bel mezzo del mio nervosismo, mi ricordai della macchina fotografica e cercai di raggiungerla, ma senza distogliere lo sguardo dal letto. E poi, sapete, in un solo istante, tutte le coperte del letto furono strappate via con straordinaria violenza e sentii il tonfo che produssero nel momento in cui furono lanciate nell’angolo.

“Ci fu un periodo di totale quiete che durò forse un paio di minuti e potete immaginare in che modo orribile mi sentii. Le lenzuola erano state lanciate in modo così selvaggio! E il modo innaturale in cui era stato fatto davanti a me!

“All’improvviso, vicino alla porta, sentii un debole rumore – una specie di scricchiolio e poi un picchiettio o due sul pavimento. Un grosso brivido nervoso mi percorse, che sembrava partire dalla base della schiena fino alla nuca, perché il sigillo sullo porta era appena stato spezzato. C’era qualcosa là. Non potevo vedere la porta, o meglio, intendo dire che era impossibile dire che cosa vidi esattamente e quanto supplì la mia immaginazione. Vidi soltanto una continuazione delle pareti grigie … e poi mi sembrò che qualcosa di oscuro e indistinguibile si fosse mosso e spostato tra le ombre.

“Fui improvvisamente consapevole che la porta si stava aprendo e mi sforzai ancora di prendere la macchina fotografica, ma prima che potessi puntarla, la porta sbattè con una violenza terrificante che riempì l’intera stanza di un tuono profondo. Balzai in aria, spaventato come un ragazzino. Sembrava che ci fosse una tale potenza in quel rumore, come se si fosse ‘liberata’ una enorme e sfrenata Forza. Riuscite a comprendere?

“La porta non fu più toccata, ma subito dopo sentii uno scricchiolio nel cesto in cui giaceva il gatto. Vi assicuro che sentii la mia schiena irrigidirsi. Avevo la sensazione che avrei saputo subito se quella cosa fosse o meno pericolosa per la vita. Dal gatto provenne un orrendo miagolio che durò un istante; io avevo afferrato la torcia troppo tardi. Nel grande lampo di luce potevo vedere che la cesta era sottosopra, il coperchio strappato e il gatto che giaceva metà dentro e metà sul pavimento. Non vidi null’altro, ma fui del tutto conscio che ero in presenza di un essere, o una cosa, che aveva il potere di distruggere.

“Nei successivi due o tre minuti, ci fu uno strano e notevole silenzio nella stanza, e sapete bene quanto fossi quasi cieco al momento, a causa della torcia, tanto che la stanza sembrava ancora più buia seppur con la luce del Pentagramma. Vi assicuro che fu una sensazione tra le più orribili che ho mai provato. Mi inginocchiai nella stella e mi voltai, cercando di vedere qualunque cosa potesse strisciare su di me.

“La mia capacità di vedere ritornò gradualmente e riuscii a riprendermi un poco, così all’improvviso vidi la cosa che stavo cercando, vicino al ‘cerchio d’acqua’. Era qualcosa di grande e indistinguibile, che tremolava in modo curioso, come fosse l’ombra di un gigantesco ragno sospeso nell’aria, proprio oltre la barriera. Passò in fretta, attorno al cerchio, come se volesse sondare il terreno fino a me, ma solo per ritrarsi con movimenti bizzarri, come una persona vivente avesse toccato le sbarre incandescenti di una grata.

“Si mosse in tondo, e in tondo, e io la seguii. Poi, di fronte a una delle ‘Valli’ del pentagramma, sembrò fermarsi, come prima di compiere uno sforzo prodigioso. Si ritirò quasi dietro il debole bagliore del tubo a vuoto e poi venne dritto verso di me, all’apparenza guadagnando forma e solidità man mano che avanzava. Sembrava ci fosse una incredibile e maligna determinazione in quel movimento, con la volontà di riuscire. Io ero in ginocchio e mi ritrassi, cadendo sulla mano sinistra e il fianco, in un comportamento selvaggio, nel tentativo di ritrarmi da quella cosa che avanzava. La mano destra annaspava alla ricerca del revolver, che mi era sfuggito di mano. La cosa brutale venne con un enorme movimento circolare sopra l’aglio e il ‘cerchio d’acqua’, fin quasi alla valle del pentagramma. Credo di aver urlato. Allora, all’improvviso come era arrivata, sembrò essere respinta da una forza potente e invisibile di qualche genere.

“Credo mi ci sia voluto qualche istante per comprendere che ero al sicuro; allora mi ripresi e mi rimisi in mezzo ai pentagrammi, sentendomi profondamente scosso e perduto, lanciando occhiate tutt’attorno la barriera, ma la cosa era svanita. Però avevo imparato una cosa, ossia che la Sala Grigia era infestata da una mano mostruosa.

“In quell’istante, mentre ero rannicchiato, vidi che cosa per poco non aveva offerto al mostro un’apertura alla barriera. Nei miei movimenti dentro il pentagramma dovevo aver toccato una delle brocche d’acqua. Proprio nel punto in cui la cosa aveva lanciato il proprio attacco, la brocca a guardia della ‘profondità’ della ‘valle’ era stata mossa da un lato e questo aveva sguarnito una delle ‘cinque aperture’. La rimisi a posto in fretta e mi sentii di nuovo quasi sicuro, perché avevo trovato la causa e la ‘difesa’ era di nuovo al proprio posto. Iniziai a sperare nuovamente che avrei visto un’altra alba. Quando avevo visto quella cosa riuscire nel suo tentativo, avevo provato una terribile e opprimente sensazione che le ‘barriere’ avrebbero fallito nel farmi attraversare la notte contro quella Forza. Riuscite a capire?

“Per un lungo istante non potevo vedere la mano, ma pensavo di vedere, al momento, almeno una o due volte, uno strano ondeggiare, appena sopra le ombre vicino alla porta. Un poco più tardi, come in uno scoppio improvviso di rabbia malefica, il cadavere del gatto morto fu sollevato e picchiato con selvaggi e mostruosi colpi contro il pavimento. Questo mi fece sentire in modo piuttosto bizzarro.

“Qualche istante più tardi, la porta fu aperta e sbattuta due volte con una forza tremenda. L’istante dopo quella cosa si fiondò contro di me sbucando dalle ombre. Senza rendermene conto, cercai di prendere le distanze da quella cosa, e così spostai la mia mano da sopra il Pentagramma Elettrico, dove – per un istante di terribile negligenza – l’avevo posta. Il mostro fu scagliato via dalle vicinanze del pentagramma, benché – grazie alla mia inconcepibile stupidità – gli era stato concesso per un istante di oltrepassare le barriere esterne. Posso dirvi che per qualche istante rimasi a tremare come una foglia dalla paura. Mi spostai di nuovo al centro del pentagramma, cercando di farmi quanto più piccolo possibile.

“Quando mi inginocchiai, un indistinto senso di meraviglia mi venne in mente, riguardo i due ‘casi’ che per poco non avevano permesso al bruto di arrivare a me. Ero stato influenzato nelle mie involontarie azioni che mi avevano messo in pericolo? Il pensiero fece presa in me, e iniziai a controllare ogni mio movimento. All’improvviso, stirai una gamba indolenzita e rovesciai una delle brocche d’acqua. Rovesciai un po’ del liquido, ma grazie al mio guardingo sospetto, riuscii a rimetterla in piedi nella valle prima di rovesciarne l’intero contenuto. Persino in quel momento, la grande, scura e mezza-materializzata mano cercò di colpirmi sbucando dalle ombre e sembrò arrivare quasi al mio volto, da quanto vicina era arrivata, ma per la terza volta fu scagliata indietro da una forza altrettanto enorme e inarrestabile. Nonostante ciò, a parte la paura attonita che aveva lasciato in me, per un momento provai quella sensazione di malessere spirituale, come se una certa delicata, bellissima, grazia interiore avesse sofferto; sensazione che provavo soltanto quando quell’essere sovrannaturale si avvicinava; ciò era molto più terrificane, in uno strano modo, di qualunque dolore fisico si possa soffrire. Da questo capii la portata e la vicinanza del pericolo e per un lungo periodo rimasi acquattato dalla brutalità delle incornate che quella Forza infieriva sul mio spirito. Non saprei spiegarlo in altro modo.

“Mi inginocchiai di nuovo al centro dei pentagrammi, guardando con più paura me stesso che il mostro, giacché sapevo che ora, se non avessi controllato qualunque impulso improvviso mi fosse preso, avrei spianato la strada alla mia stessa distruzione. Capite quanto era terribile?

“Spesi il resto della notte in una nauseante foschia di terrore e così teso che non potevo compiere alcun movimento naturale. Ero in un tale terrore, che ogni desiderio di azione che mi veniva alla mente poteva essere manipolato dall’Influenza che sapevo fosse al lavoro contro di me. Fuori dalla barriera quella cosa mostruosa compì un giro, poi un altro, un altro ancora, afferrando e afferrando l’aria attorno a me. Un paio di volte ancora il corpo del gatto morto venne tormentato. La seconda volta, sentii ogni osso del suo corpo schiacciato e spezzato e ogni volta quell’orribile vento soffiava su di me dall’angolo sinistro del letto.

“Poi, non appena il primo tocco dell’alba fu nel cielo, quel vento innaturale cessò, in un momento soltanto e io non potei più vedere ombra della mano. L’alba arrivò lenta e costante, la luce pallida riempì tutta la stanza, tanto da far sembrare meno la luce del Pentagramma Elettrico meno lugubre. Ad ogni modo, non mi mossi fino a quando non arrivò la luce del giorno in tutta la sua pienezza, perché nulla mia allettava, dopo la scomparsa di quel vento, a lasciare i pentagrammi.

“Alla fine, quando l’alba venne forte e brillante, lanciai un’ultima occhiata in giro e mi lanciai verso la porta. La sbloccai, in maniera goffa e nervosa, poi la richiusi alle mie spalle in fretta e corsi verso la mia stanza da letto, dove mi sdraiai sul letto e cercai di allentare i nervi. Peter arrivò subito dopo, con il caffè, e quando l’ebbi bevuto, lo informai che avrei dormito, perché ero rimasto sveglio tutta la notte. Egli prese il vassoio e uscì in silenzio; dopo che ebbi chiuso la porta mi cambiai e infine mi addormentai.

“Mi svegliai a mezzogiorno e dopo un pranzo leggero andai su alla Sala Grigia. Spensi la corrente del Pentagramma, che avevo lasciato nella mia fretta. Rimossi il cadavere del gatto. Capite che non potevo lasciare che nessuno vedesse la povera bestia. Dopodiché diedi una accurata occhiata all’angolo dove venivano lanciate le lenzuola. Feci diversi buchi e sondai, per non trovare niente. Poi mi venne in mente di provare con gli strumenti sotto la fusciacca. Così feci e sentii il mio anello di filo metallico. Puntai l’estremità uncinata da quella parte e andai a pesca della cosa. Al secondo tentativo, ci riuscii. Lo presi. Era un piccolo oggetto, che portai alla finestra. Scoprii che si trattava di un anello curioso, fatto di materiale ingrigito. La cosa curiosa circa quell’oggetto, era il fatto che avesse la forma di un pentagono, ma senza ‘monti’, che formano le punte della stella difensiva. Era privo di ogni incastonatura o intagliatura.

“Capirete il motivo per cui ero eccitato, quando vi dico che nella mia mano giacesse il famoso Anello fortunato della famiglia Anderson, il quale, assolutamente, è tra tutte le cose la più intimamente connessa alla storia dell’infestazione. Questo anello era stato tramandato da padre in figlio attraverso le generazione e, sempre – obbedendo a qualche antica tradizione di famiglia -, ciascun figlio doveva promettere di non indossare mai l’anello. L’anello, posso affermare, era stato riportato a casa da uno dei Crociati, sotto circostanze molto particolari, ma questa storia è troppo lunga per addentrarvisi qui ora.

“Sembra che il giovane Sir Hulbert, un antenato degli Anderson, fece una scommessa, nel bere, sapete, che avrebbe calzato l’anello quella notte. E lo fece. Quella stessa mattina la moglie e il figlio furono trovati strangolati nel letto, nella stessa stanza in cui mi trovavo. Molte persone, così sembrava, avevano pensato che il giovane Sir Hulbert fosse colpevole di aver compiuto il delitto nella follia dell’ebbrezza. Così egli, per dimostrare la sua innocenza, dormì una seconda notte nella stanza. Anch’egli fu strangolato. Da allora, come potete immaginare, nessuno ha mai più trascorso la notte nella Sala Grigia, eccetto io. L’anello è stato perduto per così a lungo, che è diventato persino un mito, e avere in mano l’oggetto reale, era una cosa straordinaria in quel momento, come potete immaginare.

“In quel mentre, guardando l’anello, ebbi un’idea. Supposi che, in qualche modo, fosse un portale – capite cosa intendo? Una sorta di salto nel mondo-barriera. Era una idea bizzarra, lo so, e probabilmente non mia, ma proveniente dall’Esterno. Vedete, il vento proveniva da quella parte della stanza dove l’anello giaceva. Ci avevo pensato a lungo. Poi la forma – l’interno di un pentagramma. Non aveva ‘monti’, e senza monti, come dice il manoscritto Sigsand: ‘le montagne son le Cinque Colline della salvezza. Mancando danno potere al demone e sicuramente cagionar Cose Malvagie.’ Capite allora che la stessa forma dell’anello era significativa ed ero determinato a provarlo.

“Disfeci il pentagramma, perché doveva essere rifatto a nuovo e tutt’attorno la cosa da proteggere. Quindi uscii e bloccai la porta, dopodiché uscii dalla casa per andare a prendere talune cose, giacché né ‘terre né foco né aqua’ devono essere usate per la seconda volta. Ritornai circa alle sette e trenta; non appena le cose furono portate fino alla Sala Grigia, congedai Peter per la notte, come avevo fatto la notte precedente. Quando egli fu di sotto, entrai nella stanza e chiusi a chiave la porta e posi il sigillo. Andai al centro della stanza dove tutti gli oggetti erano ancora nelle loro scatole e cominciai a lavorare in tutta fretta per costruire la barriera per me e l’anello.

“Non ricordo se ve l’ho spiegato, ma feci questo ragionamento: se l’anello era in qualche modo un ‘mezzo di ammissione’, allora se l’avessi chiuso assieme a me nel Pentagramma Elettrico, sarebbe stato, per dirla breve, isolato. Capite? La Forza, che aveva come espressione visibile una mano, sarebbe dovuta rimanere oltre la barriera che separa il sovrannaturale dal normale, perché il ‘portale’ gli sarebbe stato inaccessibile.

“Come stavo dicendo, lavorai in tutta fretta al completamento della barriera per me e l’anello, perché era già tardi e non avevo alcuna intenzione di rimanere in quella stanza ‘non protetto’. Per di più, avevo la sensazione che quella sera ci sarebbe stato un enorme sforzo per ottenere l’uso dell’anello. Avevo infatti la più forte delle convinzioni che l’anello fosse una necessità per materializzarsi. A breve saprete se avevo ragione.

“Completai le barriere in circa un’ora, e potete immaginare quale sollievo provai quando sentii il pallido bagliore del Pentagramma Elettrico ancora una volta su di me. Da allora, per circa le due ore successive, sedetti in silenzio, guardando l’angolo dal quale proveniva il vento. Attorno alle undici circa ebbi la bizzarra consapevolezza che qualcosa fosse vicino a me, ma ancora non accadde niente per un’ora intera. Poi, all’improvviso, sentii quel freddo, strano vento che soffiava su di me. Con mio stupore, sembrava provenire alle mie spalle e mi voltai di scatto in un orribile moto di paura. Il vento mi sferzò la faccia. Stava soffiando dal pavimento vicino a me. Guardai in basso, in un nauseante labirinto di nuovi terrori. Che cosa avevo mai fatto! L’anello era là, vicino a me, dove l’avevo lasciato. All’improvviso, mentre guardavo, sbalordito, fui consapevole che c’era qualcosa di anomalo in quell’anello – strani, oscuri movimenti e sinuosità. Le guardai, scioccamente, poi, all’improvviso capii che il vento soffiava direttamente dall’anello. Uno strano e indistinguibile fumo divenne visibile; sembrava fuoriuscisse dall’anello e si fondesse con le ombre che si muovevano. In quell’istante, capii che ero in più che un mortale pericolo, perché le ombre sinuose che uscivano dall’anello stavano prendendo forma e che la mano della morte si stava formando all’interno del Pentagramma. Buon Dio! Avete capito! Avevo spostato il ‘portale’ all’interno dei pentagrammi e il mostro stava viaggiando attraverso di quello – riversandosi nel mondo materiale, come un gas attraverso la bocca di una pipa.

“Credo che per un momento mi fossi inginocchiato in una specie di paura attonita. Poi, con un terribile e goffo movimento, afferrai l’anello con l’intenzione di lanciarlo fuori dal Pentagramma. Non vi riuscii, come se una cosa vivente l’avesse spostato qua e là. Alla fine riuscii ad afferrarlo, ma mi fu strappato di mano con una incredibile e selvaggia violenza. Una grande, scura ombra lo avvolse e lo sollevò in aria e venne verso di me. Era la mano, enorme e quasi perfetta nella sua forma. Lanciai un orribile urlo e saltai fuori dal pentagramma e dal cerchio di candele accese, correndo disperatamente verso la porta. Le mie mani si mossero goffe, come un idiota, con la chiave e per tutto il tempo fissavo, con un orrore pari alla follia, oltre le Barriere. La mano stava spingendosi verso di me, ma per fortuna, come quando l’anello stava fuori non poteva entrarci, ora che l’anello era all’interno, non aveva il potere di uscirne. Il mostro era incatenato, come qualunque bestia lo sarebbe, se le catene fossero rivettate sopra di essa.

“Persino allora ebbi un lampo di questa conoscenza, ma ero a tal punto scosso dal terrore per ragionare; nel momento in cui riuscii a girare la chiave, balzai nel corridoio e chiusi la porta con un tonfo. La chiusi a chiave e tornai in qualche modo alla mia stanza, tremando a tal punto da non riuscire quasi a stare in piedi, come potete immaginare. Mi chiusi a chiave all’interno e riuscii ad accendere una candela; mi stesi sul letto e rimasi in silenzio per un’ora o due e così mi calmai.

“Riuscii a dormire un po’, più tardi, ma mi svegliai quando Peter mi portò il caffè. Quando l’ebbi bevuto e mi sentii in un certo qual modo meglio, mi portati appresso il vecchio uomo mentre tornavo alla Sala Grigia. Aprii la porta e sbirciai. Le candele stavano ancora ardendo, pallide contro la luce del giorno, dietro a esse c’era la pallida, ardente stelle del Pentagramma Elettrico e, nel mezzo, c’era l’anello … il portale del mostro, che giaceva modesto e ordinario.

“Nulla nella stanza era stato toccato e io sapevo che il mostro non era riuscito ad attraversare i Pentagrammi. Quindi uscii e richiusi la porta.

“Dopo aver dormito alcune ore, lasciai la casa. Tornai nel pomeriggio con un taxi. Avevo con me una torcia ossigeno-idrogeno e due cilindri, contenenti i gas. Portai queste cose nella Sala Grigia e lì, al centro dei Pentagrammi Elettrici, eressi una piccola fornace. Cinque minuti più tardi l’Anello fortunato, una volta la ‘fortuna’, ora il ‘terrore’, della famiglia Anderson, non era più altro che una piccola chiazza di solido metallo incandescente.”

Carnacki affondò la mano nella sua tasca e ne estrasse qualcosa avvolto in un fazzoletto di carta. Lo passò a me, lo aprii e vi trovai un piccolo cerchio di metallo brunito, qualcosa come piombo, solo più duro e chiaro.

“Quindi?”, chiesi, dopo un po’, dopo averlo esaminato e poi passato agli altri. “Questo ha fermato l’infestazione?”.

Carnacki annuì. “Sì”, disse, “ho dormito tre notti nella Sala Grigia prima di andarmene. Il vecchio Peter per poco non è svenuto quando ha saputo che cosa intendessi fare, ma alla terza notte sembrò aver capito che la casa era semplicemente al sicuro e ordinaria. E, sapete, credo, nel suo cuore, che lo abbia a malapena accettato.”

Carnacki si alzò e cominciò a stringere mani. “Andatevene ora!”, disse, giovialmente. E noi tornammo, riflettendo, alle nostre reciproche abitazioni.

Devo ammetter che il panorama della letteratura di William Hope Hodgson è ben vasto e interessante.

Ovviamente che cosa è filtrato in Italia? Quasi niente.

Scritti che non si trovano più, traduzioni che ancora si pagano in dobloni d’oro nonostante ormai il copyright sulle opere del buon Hodgson siano decadute a partire dal 2003 (mentre i lavori ancora inediti, pare, http://williamhopehodgson.wordpress.com/2013/09/20/whos-got-the-copyright/ , abbiano copyright vincolante nel Regno Unito fino al 2040 – non si è ben capito quali dovrebbero essere le opere non pubblicate).

Per cui mi viene quasi voglia di fare una follia (e temo che la farò): tradurre tutte le opere in creative commons di W.H.Hodgson.

Una lista si può trovare qui: http://en.wikipedia.org/wiki/William_Hope_Hodgson

Novels

Miscellaneous stories

Note: the following list of stories is based on the 5-volume Collected Fiction of William Hope Hodgson published by Night Shade Books to be completed in late 2006.

Sargasso Sea stories

Carnacki stories

Captain Jat stories

Captain Gault stories

D.C.O. Cargunka stories

Selected short story collections

  • Carnacki, the Ghost-Finder (1913) (collection of short stories)
  • Men of the Deep Waters (1914) (collection)
  • The Luck of the Strong (1916) (collection)
  • Captain Gault, Being the Exceedingly Private Log of a Sea-Captain (1917) (collection)
  • Carnacki, the Ghost-Finder (1947) (expanded from the 1913 edition)

http://www.amazon.it/dp/B00GOI8WU2/

“Da secoli Monaco è la città franca tra due superpotenze che si contendono il dominio dell’Europa, sempre sull’orlo della guerra. Il mediatore tra le due potenze è il conte Von Koenigwatz.
L’antica regina Lohanne è morente, signora dell’impero del Drago, e sta per cedere il dominio al suo successore. Durante queste cerimonie, per tradizione, il regnante morente cede il dono della propria conoscenza a chi ritiene degno tra i presenti, che può o meno minacciare il potere del successore al trono.
Aaron Vorwarts è convocato dal conte per presenziare al rito di passaggio e in un solo istante scopre un mondo sovrannaturale del tutto celato agli occhi degli umani. E’ persino convinto di avere ricevuto il dono di Lohanne.
Nel frattempo il nuovo regnante decide per una svolta più aggressiva, nelle relazioni con l’altro impero – che cosa ne sarà di Aaron Vowarts, catapultato in questo mondo caotico?”

Link a goodreads:

https://www.goodreads.com/book/show/18806767-l-ultimo-impero

Il tema del vampiro è stato battuto in lungo e in largo nel corso di ormai un paio di secoli circa; è molto difficile essere originali in tal senso. Il mito del “vampiro” nasce nel Diciasettesimo secolo, se non vado errato, quando la cultura popolare sostituisce la strega con il medesimo.

Chi può dimenticare il Dracula di Stoker?

O Carmilla (che tutto sommato, rimane uno scritto di gran lunga meno impegnato di quello di Bram Stoker, a mio avviso).

Molto suggestive sono le storie degli ufficiali medici dell’Impero asburgico, che parlano di “folklore” locale, in cui si descrive la riesumazione di cadaveri presunti vampiri, per scoprire che il corpo è ancora in uno stato ottimo di conservazione e “gonfio” di sangue come una sanguisuga – su questo punto, per essere più specifico, devo ritrovare i libri a riguardo, non mi ricordo più l’autore, è trascorso troppo tempo dall’ultima lettura a riguardo.

Tutti questi scritti hanno naturalmente un fascino gotico. Il Dracula di Stoker rimane un’opera per me affascinante, dal sapore ottocentesco.

L’idea che però ha ispirato il mio romanzo, proviene da qualcosa di molto più moderno (e decisamente molto meno digeribile). Ebbene sì, si tratta di Twilight.

Dal momento che i romanzi della Meyer sono per me indigeribili, tra un momento di noia e l’altro, mi sono guardato il primo film. L’atmosfera tetra e le idee banali di quel film hanno ispirato un me un sano furore creativo, come del resto è accaduto a George Takei ( http://www.youtube.com/watch?v=mvTCr5Z-0lA  al minuto 1.30 circa).

Ogni tanto la mia vena creativa viene ispirata da romanzi o dai film, in questo caso per l’appunto è stato il caso di Twilight. In particolare le scene ben riportate con scontri tipici del cinema del 21° secolo: calcioni volanti, cazzottoni. Aggiungiamoci vampiri e licantropi e il gioco è fatto.

Twilight è stato per me in qualche modo insopportabile; credo che in giro per la rete ci siano svariati commenti su quanto sia inverosimile il vampiro che brilla come una gioielleria Swarovski, quanto sia insopportabile la storia d’amore tra un vampiro adolescente di cent’anni e una liceale, quanto siano ridicole le scene da liceo con i vampiri che si integrano nella società, eccetera eccetera.

Pertanto, ho deciso di presentare la mia idea di guerra con i vampiri. A dire il vero, dovrebbe essere un romanzo sui maghi, più che i vampiri.

Ah, il mago, il mito della mia infanzia. In tutti i giochi di ruolo ero sempre un mago (anche meglio il tank mage, mi piace vincere facile).

Questo romanzo ha uno stile un po’ più moderno, in una Germania che sta per nazificarsi, in cui due imperi si incontrano: una confederazione di maghi nata nell’antichità, quando militari romani sono diventati i primi druidi e poi maghi, e dall’altra la versione più nobile di vampiro che possa esistere, una specie di mezzo uomo-mezzo vampiro in grado di sostenere la luce diretta del sole.

L’idea su cui fonda il romanzo, ruota infatti attorno alla logica militare delle legioni romane.

http://www.unrv.com/military/legion.php

La Federazione dei maghi è una sorta di società segreta, che domina metà dell’Europa moderna, si estende oltreoceano (dove maghi ribelli hanno ben pensato di seguire il pensiero della rivoluzione e fondare il loro stato). Per me il “mago” rappresenta l’ordine, in particolare l’ordine militare, che vede in quest’ordine la positività dell’esistenza; capace di controllare i quattro elementi della dottrina aristotelica, la purezza della sua mente si riflette sulla forza con la quale evoca la sua arma personale: la lama crepuscolare. Una spada di pura energia, chiara quanto è limpida la sua mente.

Nel mezzo, esiste un mondo “oscuro”. Il terrore dell’uomo moderno, ignaro che esistono pericoli sovrannaturali alla sua esistenza: licantropi, stregoni, ogni genere di bestia non morta (gli zombi volevo tenermeli per un eventuale seguito di questo romanzo, ma la mia voglia di scrivere e parlare ancora di vampiri, è andata scemando, del resto ho in piedi ancora una serie ben più solida a cui dare un degno finale, no?).

Dall’altra parte della barricata esiste il “vampiro diurno” (appellato semplicemente come “diurno”). Ossia vampiri barocchi che non smettono mai di indossare corazze anacronistiche – ho preso spunto a man bassa da Underworld, anche se lì i vampiri avevano smesso di portare la corazza dalla prima era.

Il diurno è un sovrannaturale che ama farsi la tintarella, mentre seduce con i suoi poteri oscuri gli umani.

Senza mezzi termini, queste due superpotenze mondiali, da quando sono sorte, hanno colonizzato il pianeta intero. Ovunque esiste un feudo rivendicato di vampiri (o anche licantropi senzienti) c’è almeno un mago e un diurno.

Non è un romanzo per un ampio genere di lettori, lo ammetto, del resto il tema “vampiro” è appunto difficile da digerire, perché come già detto è un genere che credo ormai abbia dato tutto quello che poteva dare.

Al contempo, mi sono divertito ad aggiungere la componente “maghi”, come vero e proprio antagonista a creature sovrannaturali, non morte e spesso con una prestanza fisica al di là di ogni mortale.

Ormai, dov’è il divertimento nel vedere il solito umano scappare di fronte a un licantropo affamato di quarti di libbra, se non ci si può mettere di fronte un paladino dell’ordine e fanatico militare capace di sparare palle di fuoco?

Da domani sabato 16 novembre a domenica 17 novembre parte in promozione per due giorni L’ultimo impero.

A breve farò un post con i retroscena, per ora sono stremato dalla faticaccia, tra copertine, sinossi e revisioni😉.

http://www.amazon.it/dp/B00GOI8WU2

La revisione a L’ultimo impero è finalmente ultimata (un mese, suppergiù, una revisione alquanto impegnativa).

Ora non mi resta che cominciare a pensare alla copertina e a lanciare il tutto su amazon,

stay tuned?

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